EMDR Ferrara | Quando il cibo diventa un problema
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Quando il cibo diventa un problema

La storia da sempre ci riporta come il problema principale del cibo per gli esseri umani sia stata la carenza e la fame nel mondo. Oggi assistiamo a una contraddizione tra il prototipo di fisico che viene proposto dai media, come esempio di “salute” e il crescente emergere di programmi che vedono il cibo come protagonista, con un investimento di valore crescente sul cibo e la relazione con esso. L’alimentazione è diventata quindi un vero e proprio business con il conseguente bombardamento da parte dei media, che può portare le persone a orientare sempre di più le proprie scelte alimentari. Quali sono i significati racchiusi dietro al cibo? Perché a volte il rapporto con il cibo può diventare un problema?

Il significato racchiuso dietro all’alimentazione è solo in parte legato all’idea di nutrimento: al cibo sono legati i momenti di festa (si pensi ai pranzi di Natale o ai banchetti nuziali); il cibo è uno strumento di relazione e può essere usato per creare condivisione (pensiamo alla radice etimologica della parola “compagno”, composta da “cum” e “panis”, cioè “che mangia lo stesso pane”).

Oggi, in Occidente, ci troviamo di fronte a uno scenario dove alimentazione e corpo sono strettamente legati, in cui sono presenti modelli di riferimento sempre più “magri”, accompagnati a volte, da una ricerca ossessiva di un corpo magro. Basta guardare il fiorire di pubblicità che, indipendentemente dal prodotto che vendono, esaltano un modello di “perfezione” corporea, non solo in riferimento alla propria salute, ma anche per esaltare caratteristiche e qualità personali.

Vi è una sorta di bombardamento, più o meno esplicito, di messaggi che spingono lo spettatore da una parte verso la scelta di alcuni tipi di prodotti, dall’altra ne influenza agli atteggiamenti e le credenze, portandolo all’idea che un corpo “sano” è un corpo “magro” e attraverso questo tipo di fisicità è possibile ottenere simpatia, successo e potere. Tutti sono vulnerabili a questi modelli, basti pensare a quanto spopolino le “diete fai da te” o l’aumento vertiginoso delle vendite di prodotti dimagranti prima della “prova costume” che servono solo ad arricchire le aziende produttrici. Per alcune persone però, il disagio derivato da questi messaggi e modelli, non si limita alla prova costume, ma attiva un rapporto conflittuale con il cibo e il proprio corpo.

In una società che esalta la magrezza e cerca di evitare il dolore emotivo si ha un terreno molto fertile per lo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare, come per esempio l’anoressia, la bulimia o il binge eating disorder. Soffrire di un disturbo del comportamento alimentare significa spesso, usare il corpo per esprimere un dolore emotivo: ciò che sta alla base non è ciò che non va nel proprio corpo, ma tutta una serie di disagi emozionali, come per esempio il dover avere sempre tutto sotto controllo, il bisogno di avere l’approvazione degli altri, con l’avvio di un ciclo infinito di dolore e frustrazione.

Quando si entra in questi circoli emotivi, è importante chiedere aiuto, perché la forza di volontà da sola può non essere sufficiente e i rischi per la propria salute sono davvero elevati. Aprire uno spazio terapeutico significa avviarsi verso una maggiore consapevolezza del proprio funzionamento, per liberarsi dalle “trappole mentali” in cui spesso si ricade e riuscire ad utilizzare altri modi, oltre al cibo, per regolare la paura, la rabbia o la frustrazione.

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